L’eutanasia di cani e gatti nella pratica veterinaria: indagine conoscitiva personale e considerazioni medico legali

L. Osella
Università di Messina
M. Panichi
Università di Torino
A. Passantino
Università di Messina

INTRODUZIONE__Il termine "eutanasia", di origine greca, letteralmente significa buona morte (eu = bene, tanatos = morte)._In medicina umana viene fatta una distinzione fra eutanasia attiva, ovvero una morte procurata o affrettata mediante la somministrazione ad un malato inguaribile di dosi letali di farmaci o con altri mezzi, e l'eutanasia passiva, realizzata dalla mancata somministrazione di nutrimento e/o assistenza medicofarmacologica._In medicina veterinaria, la "buona morte", definita come "… uccisione indolore di un animale affetto da una patologia grave, incurabile e giunta in una fase caratterizzata da gravi sofferenze per l'animale stesso", viene praticata "attivamente", poiché non ci sono per gli animali dei vincoli legislativi, al pari di quelli esistenti in medicina umana, che ne vietino l'applicazione.

CONSIDERAZIONI__Il rapporto dell'Associazione Americana dei Medici Veterinari (AVMA) del 1993 affronta, in modo esauriente, l'approccio all'eutanasia, definendo con dovizia di particolari sia l'origine etimologica della "buona morte" sia del "dolore"._La "buona morte" implica l'assenza di dolore e stress, pertanto, le tecniche di eutanasia devono procurare una rapida perdita di coscienza seguita da un arresto cardiacorespiratorio ed, alla fine, la perdita delle funzioni cerebrali; una buona tecnica quindi deve minimizzare il dolore, lo stress e l'ansia che gli animali possono provare prima della perdita di coscienza. Il dolore, potenziale rischio nel procedimento eutanasico, può essere definito come la sensazione derivante dagli impulsi nervosi che raggiungono la corteccia cerebrale tramite specifici percorsi neuronali nocicettivi; il recettore nocicettivo, è una terminazione dendritica libera, sensibile a stimoli meccanici (anche una puntura), termici, elettrici o chimici (istamine, prostaglandine, ecc) in grado di lavorare su quantità minime di energia esterna, determinandone una trasformazione ed un'amplificazione che dà origine alla partenza di un segnale nervoso di frequenza proporzionale all'intensità dello stimolo. La localizzazione anatomica dei nocicettori è a livello cutaneo, muscolare e viscerale, inoltre i vasi ematici sono ricoperti da un ricco plesso di assoni afferenti di piccoli diametro (nocicettivi), così pure le zone adipose articolari e muscolari. Ma se si può eliminare il dolore, o almeno diminuirlo, non è altrettanto facile eliminare lo "stress"; questo può venire definito come "l'effetto di fattori stressogeni di natura fisica, fisiologica o emozionale che inducono un'alterazione nell'omeostasi dell'animale".

_Come è noto gli animali manifestano in modo diverso la sofferenza psichica, alcuni reagendo con violenza, altri tentando la fuga e altri ancora urinando, defecando o deglutendo saliva._L'animale al quale va praticata l'eutanasia è in genere già sottoposto ad un notevole stato di stress, sia perché afflitto da patologie gravi incurabili che producono sofferenza sia per alterazioni comportamentali che ne impediscono una normale contenzione, come è il caso dei cani morsicatori di comprovata pericolosità, per i quali è contemplato l'abbattimento come specificato nella legge quadro n. 281/91. Alla luce di tali considerazioni, compito etico e deontologico del Medico Veterinario deve essere quello di alleviare, o almeno non aggravare lo stato di stress dell'animale durante l'esecuzione dell'eutanasia._Come si descrive nel sopracitato rapporto AVMA, nel valutare un metodo di eutanasia occorre prendere in esame diversi fattori:_- abilità nell'indurre perdita di conoscenza e successivamente la morte senza causare dolore, stress, ansietà o apprensione. Ovviamente ci si riferisce all'abilità propria del Medico Veterinario che deve scegliere, in base alle proprie capacità, la via migliore._A titolo esemplificativo è assolutamente sconsigliato che, in assenza di una buona manualità all'accesso venoso per consentire l'impiego di agocannule, aghi farfalla o simili, si perda tempo nel perforare più volte la pelle dell'animale, causando in tal modo un elevatissimo grado di sofferenza e stress. Pure l'inoculazione intracardiaca va fatta solo se in possesso della manualità necessaria e basandosi su criteri che verranno in seguito esposti;_- tempo richiesto per indurre la perdita di coscienza; sarà logicamente preferito un agente anestetico di rapida efficacia per minimizzare i fenomeni di cui sopra;_- effettiva praticità; anche se sarebbe lodevole, ben pochi veterinari utilizzano un antidolorifico oppiaceo (a base di butorfanolo per esempio) nella preparazione di un animale all'anestesia._E questo soprattutto per obblighi legislativi (registro apposito in primis) ed economici, visto il costo del prodotto in questione. Nell'approntare quindi un "modus operandi" si dovrà scegliere la via più realizzabile, anche se non sempre la si potrà identificare come la migliore in assoluto;_- sicurezza del personale coinvolto; se si tratta di porre in anestesia un cane morsicatore di grossa taglia, particolarmente aggressivo, è oltremodo difficile avere sufficiente personale per la contenzione e l'agevole inserimento di un anestetico intravenoso; si può invece rivelare utile l'impiego di una siringa a bastone per iniettare il preanestetico e/o l'anestetico per via intramuscolare;_- strumentario necessario; a parte i farmaci bisogna anche ricordarsi che un ago da siringa non può sostituire un ago cannula né una butterfly.;_- specie ed età dell'animale;_- locale scelto per la soppressione e presenza di altri animali; generalmente è caldamente consigliabile non fare assistere il proprietario alle fasi finali della soppressione._La maggior parte dei Medici Veterinari però consente ai propri clienti di assistere all'induzione dell'anestesia per garantire loro il rispetto del benessere animale e per far addormentare l'animale accanto al proprietario. La dose letale del farmaco scelto viene invece inoculata a parte, in un locale preferibilmente tranquillo e senza la presenza di altri animali. Questo assume particolare importanza in quanto un eventuale vocalizzazione o l'emissione di ferormoni, sia da parte dell'animale da sopprimere sia dagli altri eventualmente presenti in ricovero, può rendere la procedura assai più stressogena.___

ASPETTI MEDICOLEGALI__Nella Convenzione Europea degli animali da compagnia (Strasburgo, 1987), all'art. 11, si legge che: "ogni uccisione deve essere effettuata con il minimo di sofferenze fisiche e morali in considerazione delle circostanze. Il metodo prescelto, tranne che nei casi di urgenza, deve:_- sia indurre una perdita di coscienza immediata e successivamente la morte;_- sia iniziare con la somministrazione di un'anestesia generale profonda seguita da un procedimento che arrechi la morte in maniera certa._[...] vietato [...] l'utilizzazione di qualsiasi veleno o droga di cui non sia possibile controllare il dosaggio e l'applicazione in modo da ottenere gli effetti di cui sopra"_Come si nota nella Convenzione suddetta si fa esplicito riferimento all'anestesia generale profonda come passo indispensabile, salvo eccezioni motivate, alla soppressione dell'animale._Limitatamente alle disposizioni vigenti in Italia, le fattispecie che giustificano il ricorso all'eutanasia di piccoli animali d'affezione sono state disciplinate solo marginalmente nella legge n. 281/91 art. 2 nn. 6 e 9, e nella successiva circolare ministeriale n. 9 del 10/03/1992 oltre che da talune leggi regionali._La legge quadro n. 281/91, oltre ad aver delegato alle Regioni il compito di provvedere al controllo delle nascite delle popolazioni canine e feline, ha stabilito che i cani randagi non possano essere più soppressi se non nel caso in cui siano "gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità"._La circolare ministeriale sottolinea che "è vietata la soppressione di cani se non in casi particolari e giustificati". La Legge Regionale Piemontese n. 34 del 26/7/1993, all'art. 5, specifica che la "soppressione eutanasica di un animale d'affezione deve essere preceduta da anestesia profonda" ed in modo da "non causare sofferenza all'animale"._Da quanto sopra si rende evidente l'adozione di una metodica di base nell'esecuzione dell'eutanasia. Il metodo scelto da ciascun Medico Veterinario deve essere basato su due principali punti:_- induzione e mantenimento di un'anestesia;_- rispetto del benessere animale in modo da non causare sofferenza alcuna.___

INDAGINE CONOSCITIVA PERSONALE__La classe veterinaria, da sempre attenta al rispetto del benessere animale, ha sviluppato diversi metodi di attuazione dell'eutanasia; per tentare di chiarire come il Libero Professionista affronta questa delicata situazione, abbiamo introdotto un questionario nel forum di un'associazione privata culturale veterinaria tramite il quale è stato possibile raccogliere circa un centinaio di risposte che ci servono a fornire un'idea approssimativa dell'approccio al problema._Il metodo scelto presenta differenze a seconda che si tratti di cane o gatto; cominceremo questa trattazione riferendoci al cane._Il 90% degli intervistati utilizza un protocollo che riconosce come punto di partenza l'impiego di tranquillanti fenotiazinici (acetilpromazina o acepromazina) per calmare l'ani male, con dosi superiori a quelle normalmente utilizzate di routine nella preparazione ad interventi chirurgici; tra coloro che effettuano la preanestesia solo l'1% usa un oppiaceo._Successivamente (grafico 1) _



come agente anestetico l'1% degli intervistati usa tiletamina/zolazepam ev mentre l'1% usa medetomidina im; il 4% usa miscele di ketamina e diazepam (15% im e 85% ev) ed il 9% usa miscele di ketamina e xilazina (30% im e 70% ev). La ketamina (35% im e 65% ev) è impiegata come agente anestetico dal 28% dei Medici Veterinari intervistati; il tiopentale sodico (95% ev e 5% intraperitoneale) è invece impiegato dal 57%._Posto il cane in profonda anestesia il 98% degli intervistati usa un'associazione di embutramide+mebezonio ioduro +tetracaina (70% ev e 30% intracardiaca); il rimanente 2% usa tiopentale ev fino a provocare l'overdose fatale (grafico 2). _



A proposito dell'associazione embutramide+ mebezonio ioduro +tetracaina è da segnalare che nel foglio illustrativo la ditta produttrice contempla la via intrapolmonare e non fa esplicito riferimento ad una preventiva preanestesia ne tantomeno ad un'anestesia. Nel prontuario terapeutico EV del 2001 invece si legge che dovrebbe essere somministrato per via endovenosa o intracardiaca; inoltre una rapida l'inoculazione può causare disagio o dolore all'animale prima della perdita della coscienza._Nel 10% di coloro che non fanno uso di premedicazione il 99%usa un agente anestetico, e più in particolare : il 98% : tiopentale (60% intraperitoneale e 40% ev) mentre il 2% ketamina ev. L'1% usa solo l'associazione embutramide+ mebezonio ioduro +tetracaina intracardiaco senza preanestesia ne anestesia._Nel gatto invece la preanestesia viene adoperata dal 55% dei Medici Veterinari, sempre con dosi superiori a quelle normalmente impiegate. L'1% usa un antidolorifico oppioide; in seguito il 51% pone i gatti tranquillizzati in anestesia tramite la ketamina im (95% im e 5% ev) mentre il 46% adopera tiopentale sodico (98% intraperitoneale, 2% ev). L'1% degli intervistati usa xilazina im ed il 2% medetomidina im (grafico 3). _



Successivamente (grafico 2) la morte viene causata adoperando soprattutto l'associazione di embutramide+mebezonio ioduro +tetracaina (94% intracardiaco e 6% ev); un 2% dei colleghi invece impiega l'overdose di tiopentale sodico (50% intraperitoneale e 50% ev) Tra coloro che non usano la preanestesia il 90% usa tiopentale sodico intraperitoneale mentre 10% usa ketamina im.___CONCLUSIONI__Al momento della raccolta dei dati la Ketamina era ancora disponibile in molti ambulatori; ma ora con l'obbligo del registro degli stupefacenti si può ragionevolmente pronosticare una sua progressiva diminuzione di fronte all'aumento dell''associazione Tiletamina/zolazepam oppure del tiopentale, e questo per motivi di ordine economico e burocratico._Nell'organizzare i dati del questionario, non abbiamo tenuto conto dello stato dell'animale; l'approccio all'eutanasia infatti può variare a seconda dello stato del soggetto. Nei confronti per esempio di un gatto in stato comatoso sarebbe intuibile un'eliminazione della preanestesia e l'inoculazione del tiopentale sodico per via intraperitoneale e successivamente l'associazione embutramide+ mebezonio ioduro +tetracaina intracardiaco._Trattando di quest'ultimo punto è opportuno un approfondimento: l'associazione suddetta, inoculata per via intracardiaca, andrebbe effettuata solo da coloro che sono in possesso della manualità necessaria; in particolare la scelta del punto di entrata (4°5° spazio intercostale, nel margine costale craniale) e il materiale impiegato (ago nuovo) ne fanno un'utile alternativa al bolo endovena, soprattutto quando non si riesce a reperire un accesso venoso._Nelle totalità delle risposte manca invece, per fortuna, l'utilizzo intrapolmonare dell'associazione embutramide+mebezonio ioduro +tetracaina; tale via di inoculazione andrebbe infatti eliminata a causa della sofferenza che provoca all'animale._L'impiego intracardiaco della medesima associazione, in animali coscienti, è invece da proscrivere energicamente a causa dell'attivazione dei nocicettori prima descritti e al notevole dolore conseguente ,anche se ristretto in un limitato periodo di tempo, oltre ad essere vietato da specifiche normative di legge._L'impiego di farmaci antidolorifici con particolare riferimento agli oppiacei, è ancora poco adottato dai Medici Veterinari italiani, tanto che solo l'1% degli intervistati ha dichiarato di usarli nell'eutanasia. Eppure, se è vero che l'a nalgesia è uno dei requisiti fondamentali di una buona anestesia chirurgica, è altrettanto consolidata l'opinione che l'effetto del farmaco eutanasico (sia ev che intracardiaco) sia talmente rapido da non provocare dolore o disagio. La pratica dell'eutanasia, ovvero la capacità di provocare una "buona morte", appare quindi come un concetto mutevole, da adattare alle diverse circostanze al fine di garantire il benessere animale anche nell'ultimo atto del suo arco di vita ma trova a parer nostro un utile suggerimento nel protocollo che ci pare essere conforme alle Buone prati che veterinarie._Tale protocollo, utile sia per i cani sia per i gatti, deve svilupparsi attraverso i seguenti passi:_- premedicazione : a base di oppioidi (butorfanolo ad esempio) per via im;_- anestesia profonda basata sul tiopentale sodico (intraperitoneale o ev a seconda della facilità di accesso venoso);_- infine l'associazione embutramide+ mebezonio ioduro +tetracaina per via ev o intracardiaca.__La bibliografia è disponibile presso gli autori