Comportamenti aggressivi

L’aggressività in un animale carnivoro predatore, è una caratteristica che siamo spesso abituati a considerare normale conseguenza delle leggi che, regolando la natura, hanno selezionato, garantito ed evoluto le specie animali che da sempre popolano il nostro pianeta.

Quando si parla di Canis Familiaris, sembra che tutte queste belle regole non significhino più nulla. Credo che il tutto dipenda da un sinonimo che è troppo usato per indicare il cane: il miglior amico dell’uomo.
Talmente “amico” che spesso i proprietari non sentono la necessità di creare un rapporto improntato sul rispetto.
Questa rigidità porta inevitabilmente ad una mancanza di comunicazione.
Il proprietario vuole fedeltà incondizionata, non capisce e non si preoccupa di sapere cosa vuole il cane, ma pretende che il cane capisca e comprenda i suoi farneticamenti senza mostrare nessun tipo di irritazione.
Questa può sembrare una situazione limite, ma purtroppo, spesso è solo la capacità d’adattamento dei cani che “salva” il rapporto cane-proprietario.

La mia esperienza come volontario in un canile mi permette di introdurre ed escludere subito un caso d’aggressività che è la panacea di tutti i proprietari falliti: l’aggressività idiopatica canina. Un modo come un altro per dire: “ragazzi non c’è nulla da fare o ve ne occupate voi o lo faccio sopprimere. E’ diventato pazzo…ma io non ho fatto niente.”
In questa sede non farò riferimento a questo fantomatico tipo d’aggressività ma non potevo iniziare senza nominare quello che spesso è utilizzata come scusa per abbandonare un cane, dopo che non si è fatto nulla per capirlo e per comunicare con lui.

Quella che tratterò sarà invece l’aggressività come componente reattiva del comportamento, soffermandomi sulla funzionalità e sulle sequenzialità tipiche di questo stato.
In primo luogo dobbiamo capire il tipo d’aggressività che ci troviamo di fronte e come si manifesta.

Anche il mio coniglio, un olandese nano, animale tranquillo per antonomasia, che solo per ignoranza è diventato sinonimo di codardia, sa esprimere delle forme d’aggressività che lasciano sorpresi.
E’ interessante vedere come un animale che nel suo istinto di specie non ha certo l’attacco o l’agguato, nella difesa del territorio sappia sfoderare delle doti nascoste ed incredibili.
E’ proprio guardando questa piccola pallina di pelo, che capisco come sia facile per un carnivoro predatore che non si sente inserito nel branco-famiglia ambire, anche con la forza, ad una “vita migliore”, per la propria sopravvivenza e per la sopravvivenza del branco che lo accoglie.

I comportamenti che il cane mostra sono molto schematici, spesso sono dei rituali e tutti hanno un significato ben preciso.
Ogni azione anche quella che all’occhio umano sembra insignificante, è l’espressione di un linguaggio, ricco di posture di comunicazione, di sguardi, di attese, il tutto ordinato ed espresso secondo una sequenza ben definita.
Non dobbiamo dimenticare che il cane è un animale sociale, perciò la comunicazione con i suoi simili o con altre specie è per lui una necessità dettata dall’istinto.

Comunicare vuol dire imporsi come leader, mostrare le proprie necessità, può voler dire evitare uno scontro non necessario, ma soprattutto nell’istinto della specie vuole dire sopravvivere.
Non è una comunicazione fatta solamente di suoni, ma soprattutto di comportamenti, la cui alternanza e tipologia hanno una valenza ben precisa.
AGGRESSIVITA’

FASE COMPORTAMENTALE

Ogni azione che il cane compie è legata alle precedente oppure avrà un seguito con una successiva, oppure è la prima azione che da il via ad una serie di azioni successive che si raggruppano in una fase definita fase comportamentale. L’alternarsi e il ripetersi delle azioni all’interno dell’intera fase in esame, modifica il significato e l’impatto che la fase comportamentale avrà sull’ambiente esterno.


La fase comportamentale in un cane normosocializzato è composta da tre sequenze basilari:


1 Fase appetitiva
Il cane avverte l’odore del cibo, tutto il suo fisico si prepara a ricevere il cibo che sente più vicino, inizia la scialorrea, sintomo evidente di questo stato d’animo.

2 Fase consumatoria
Finalmente il cane può appagare il suo istinto di mantenimento e concedersi di ultimare il pasto.

3 Fase di arresto
Il cane appagato si rilassa, si lecca le zampe, conclude di fatto la sequenza di azioni cui la scialorrea aveva dato inizio.


Anche nelle forme di aggressività è fondamentale identificare tutte le componenti della fase comportamentale classica.
Dove queste non ci fossero, ovvero dove mancasse la testa o la coda della sequenza comportamentale vuol dire che siamo in presenza di una sequenza patologica, dove per patologica si intende uno stato che ha acquisito una tale rigidità che non è in grado di adattarsi alle modificazioni intercorse.

La fase comportamentale non è innata, ma è acquisita durante il periodo di socializzazione che va dal 21° al 120° giorno d’età. In questo lasso di tempo la madre, i fratelli, e anche l’uomo, inseriscono gradatamente, e senza traumi, i cuccioli nell’ambiente esterno, insegnando loro i rapporti gerarchici, l’inibizione al morso, i partner sociali disponibili, e cercando di mostrare ai cuccioli le regole per stare al mondo.

Quando trattiamo una forma di aggressività dobbiamo, innanzi tutto, identificarne il tipo (per sapere di cosa stiamo parlando), verificarne la completezza della sequenza (per avere la certezza di prendere in esame un cane normosocializzato e non affetto da altre patologie che invaliderebbero il nostro esame) ed in ultimo evidenziare se il morso è stato controllato o meno.




Possiamo distinguere 5 tipi di aggressività:


AGGRESSIVITA’ PREDATORIA


AGGRESSIVITA’ GERARCHICA


AGGRESSIVITA’ TERRITORIALE O MATERNA


AGGRESSIVITA’ DA PAURA


AGGRESSIVITA’ DA IRRITAZIONE



AGGRESSIVITA’ PREDATORIA

L’aggressività predatoria è di gran lunga la forma di aggressività più pericolosa, perché si arresta con la morte della preda.
Se si tratta di prede di piccola taglia la sequenza avviene con una fase intimidatoria in cui il cane, stando in silenzio per sfruttare al massimo l’effetto sorpresa, si prepara al balzo (in genere le piccole prede scatenano l’aggressività del cane quando queste sono molto vicine, in quanto la loro capacità di mimetizzarsi le rende poco visibili da lontano). Il balzo avviene a zampe unite, con coda dritta in verticale e con accentuata piloerezione. Questa azione, che rappresenta la fase consumatoria, può essere ripetuta più volte, sino alla definitiva conquista della preda.
La frattura della vertebra rachide cervicale completa l’azione e conduce all’arresto della sequenza.
Nel caso di prede di dimensioni maggiori, la fase iniziale è definita anche fase di ricerca. E’ proprio questa fase che mette in allarme la preda, la conduce alla fuga causando il decisivo innesco emozionale nel predatore che da così il via alla caccia ed al completamento della fase consumatoria. Le lepri che rimangono immobili anche dopo essere state avvistate, agiscono proprio sul principio di inibizione della fase consumatoria, tecnica che permette loro di rimimetizzarsi con l’ambiente circostante e costringe il predatore a ritornare nella fase iniziale, a rendersi ancora visibile al fine di stimolare nuovamente il movimento della preda.
Si ricorda inoltre che nel caso di grosse prede come cervi o cinghiali la morte avviene per smembramento, comportamento causato anche dal fatto che la caccia a tali prede è generalmente svolta da un branco e non da un singolo individuo.
L’interruzione della sequenza o meglio la sostituzione della morte della preda con il riporto della stessa è alla base dell’addestramento del cane da “ferma”.





AGGRESSIVITA’ GERARCHICA

Questo tipo di aggressività, definita anche da dominanza, si rileva principalmente in situazioni di competizione gerarchica fra cani, ma anche nei rapporti cane-uomo quando quest’ultimo non ha saputo ben definire i ruoli gerarchici all’interno del branco-famiglia.
In questa forma di aggressività, a differenza di tutte le altre precedentemente menzionate, l’ormone testosterone gioca un ruolo fondamentale.
E’ bene ricordare che la castrazione può considerarsi un intervento positivo nell’attenuare questo stato solo se viene effettuata tra il 7° e il 9° mese di vita del cucciolo, prima che i comportamenti stimolati dagli steroidi sessuali vengano acquisiti come strumentali, e dunque diventino indelebili.

La sequenza è visibilmente distinta nelle 3 fasi classiche.

La prima fase è di netta intimidazione: i cani si fronteggiano mostrando piloerezione, coda dritta portata in alto, orecchie dritte e denti completamente scoperti in un ringhio dal suono elevato.

La seconda fase è caratterizzata dall’esplosione aggressiva con l’attacco vero e proprio in cui i cani cercheranno di ottenere la presa più efficace, ovvero il collo, il petto o le zampe anteriori. Quando uno dei due contendenti ha dimostrato la propria superiorità con un morso perfettamente assestato, tenterà di coricare l’altro su un fianco così da fargli assumere con forza la postura di sottomissione.

La terza fase, detta fase di arresto, termina la sequenza e vede il vincitore mostrare tutta la sua potenza nei confronti del vinto con atteggiamenti di monta o semplicemente sormontandolo con una zampa. Antropomorfizzando il comportamento, mi vengono alla mente le foto in bianco e nero dei cacciatori di lupi sulle nostre Alpi o sugli Appennini, quando posavano tronfi con un piede sopra la povera bestia esanime a terra. Nei cani è l’istinto che li induce a trovare una rigida gerarchia che consenta il mantenimento del branco, nell’uomo è l’ignoranza e la stupidità di pensare che l’Essere superiore ha solo diritti e nessun dovere.

Osservando il tipo di morso è possibile capire se il cane si considera dominante o in competizione.
Un dominante effettuerà un morso breve, secco e deciso, subito seguito da una nuova fase intimidatoria, come per rimarcare il fatto che il capo è lui e non deve essere messo in discussione.
Se contrariamente il cane si percepisce in competizione con l’avversario allora il morso sarà mantenuto sino alla completa sottomissione di questo.
Da ricordare che anche nei rapporti di aggressività con l’uomo il cane avrà i medesimi comportamenti e li attuerà a seconda se si percepirà dominante o in competizione.
All’interno del branco-famiglia questo tipo di aggressività è piuttosto pericolosa e dipende sempre da un’errata socializzazione del cane nel periodo a lui più congeniale, ecco perché si deve insegnare la posizione gerarchica del cane dal 21° al 120° giorno di vita (gerarchizzazione della ciotola).
La gerarchizzazione della ciotola è un evento importante nella definizione della posizione gerarchica di un cane all’interno del branco-famiglia.
Molti erroneamente credono che per gerarchizzazione si intende poter toccare in cibo a disposizione del cane quando questo sta mangiando, sfidandolo anche se ringhia o emette segnali di evidente aggressività. Se alle minacce non seguono i fatti, il proprietario si allontana, magari anche un po’ timoroso, convinto di aver impartito una lezione di dominanza al suo cane. Al contrario, è stato permesso al cane di rafforzare la sua leadership, con la convinzione che il proprietario si è allontanato senza il cibo e dunque da perdente.
La vera gerarchizzazione consiste nel togliere al cane il cibo (per l’occasione poco appetibile) e di restituirglielo con l’aggiunta di altro cibo molto più gustoso. Così facendo si rafforza l’idea nel cane che il proprietario è un vero leader e che sa prendere sempre delle decisioni molto vantaggiose per il suo branco.






AGGRESSIVITA’ TERRITORIALE O MATERNA

Questa forma d’aggressività si presenta quando un intruso è presente nel territorio che il cane considera di proprietà del suo branco.

Si definisce anche materna perché è evidenziata anche in presenza di cuccioli, quando la madre diventa più vigile e tende a difendere la tana o il luogo dove dimorano i cuccioli.
Può essere espressa anche nei confronti di oggetti, che risvegliano un sentimento affettivo e innescano un comportamento fortemente protettivo, oppure in caso di pseudo-gravidanze.

La sequenza tipica vede il cane dirigersi verso colui che ha invaso il proprio territorio, abbaiando e ringhiando, mostrando piloerezione e posture classiche da dominanza.
Lo sguardo è fisso sull’invasore e nulla lo potrà distogliere.
Si moltiplicheranno i segnali di marcatura urinaria, il cane sfregherà le zampe sul terreno sempre ringhiando.
Se l’intruso persiste nel suo intento allora si avrà l’attacco.
La fase di arresto coinciderà con la scomparsa della minaccia di intrusione.


Spesso però, si confonde questo tipo di aggressività con quella mostrata da cani con scarsa socializzazione cospecifica e interspecifica.

L’aggressività materna è più debole, con una limitata fase intimidatoria seguita da una fase consumatoria caratterizzata da molteplici morsi.
La fase di arresto si ottiene con l’allontanamento della minaccia.

Quando oltre all’aggressività territoriale notiamo anche aggressività da dominanza e da irritazione, siamo in presenza di sociopatie, ovvero uno stato patologico contraddistinto da una distorta organizzazione gerarchica all’interno del branco.


Molti cani tenuti in uno spazio limitato, ma che consenta loro di muoversi liberamente, di socializzare tra di loro, quindi di definire gerarchie, sono spesso vittime di queste 3 forme di aggressività unite:

v l’aggressività da irritazione per via dello spazio di vita limitato e dalla condizione di reclusione dove sono tenuti i cani;
v l’aggressività da dominanza per il formarsi delle posizioni gerarchiche all’interno del branco;
v l’aggressività territoriale, o più presumibilmente materna, perché legata a oggetti o attenzioni che scatenano il conflitto.

Il branco così formato e retto da un soggetto “ALFA”, si può scatenare su di un singolo individuo che non potendo sottrarsi allo scontro ne rimane vittima, con conseguenze spesso mortali.
Particolare attenzione viene posta nel branco quando vi sono molte femmine, soprattutto se il soggetto “ALFA” è una femmina. Le femmine hanno una scarsa risposta agli stimoli inibitori dell’aggressività espresse dalle posture di sottomissione, viene di conseguenza che i branchi gestiti da femmine “ALFA” sono realmente più pericolosi.


AGGRESSIVITA’ DA PAURA

Compare quando al cane sono precluse le vie di fuga. In questa forma d’aggressività non è presente la fase intimidatoria, non vi è controllo del morso, ed è sempre accompagnata da manifestazioni neurovegetative come: piloerezione, aumento della respirazione e conseguente aumento del battito cardiaco, pupille dilatate ecc.
L’attacco è diretto ed imprevedibile, il morso incontrollato darà luogo a ferite sempre gravi e profonde.



AGGRESSIVITA’ DA IRRITAZIONE

Le cause scatenanti di questo tipo di aggressività sono da ricercarsi:

nel dolore il cane ferito o malato e dunque intollerante;

nella privazione la fame e la sete agendo sull’istinto di mantenimento sono
una forte causa di stress per l’animale;

le frustrazioni il cane è fortemente razionale e schematico nei
comportamenti, ma spesso il proprietario non lo capisce e sostituisce una ricompensa con una punizione, senza accorgersi che il cane memorizza l’ultimo comportamento espresso, che spesso, non è quello per cui viene punito. Importantissimo elemento è la persistenza del contatto fisico dopo che il cane ha emesso evidenti segnali di arresto del contatto.



La sequenza comportamentale dell’aggressività da irritazione, permette di identificare anche la posizione gerarchica dei soggetti coinvolti all’interno del branco.

L’aggressore si percepisce come dominante:
la prima fase inizia con un irrigidimento degli arti anteriori, il posteriore rimane basso, il cane appare quasi seduto, il collo allungato ma non in avanti, quasi come se stesse “caricando” il morso, piloerezione, pupille in midriasi e orecchie appiattite completano il quadro.

L’aggressore si percepisce come dominato:
il dominato si comporterà come tale anche nella sequenza aggressiva, partendo da una posizione accucciata, emettendo un ringhio poco udibile con orecchie portate all’indietro. Il morso è multiplo, non devastante, portato con i picozzi e subito seguito da fuga verso un luogo sicuro o il proprio giaciglio.


L’aggressività da irritazione è presente nei soggetti dominanti e poco inclini a subire attenzioni prolungate dal proprietario o da qualsiasi soggetto che occupa una posizione gerarchica inferiore.

La comparsa improvvisa di componenti aggressive riconducibili a questa tipologia, su soggetti che erano armoniosamente inseriti nel branco-famiglia e non si percepivano come soggetti ”ALFA”, è un campanello di allarme sullo stato di salute del cane.

Una curiosità degna di nota è rappresentata dai cani la cui vista può essere limitata dai ciuffi di peli della testa. Questa aggressività da irritazione conduce in breve tempo alla strumentalizzazione del comportamento acquisito.

Bombadil